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Il declino del Milan: un progetto fallimentare tra scelte sbagliate e gestione discutibile

Calcio
Geoffrey Moncada, arrivato al Milan nel 2019 dal Monaco come capo scout, dall'estate del 2023 ricopre il ruolo di direttore tecnico del club, lavorando a stretto contatto con l'amministratore delegato Giorgio Furlani, il senior advisor di RedBird Zlatan Ibrahimovic e l'allenatore della prima squadra. Tuttavia, i risultati del Milan sembrano rispecchiare un'idea di gestione che poco ha a che fare con il successo sportivo. Le direttive del fondo RedBird, proprietario del club dal 2022, sembrano muoversi in una direzione che sta deludendo profondamente i tifosi: la squadra perde partite e soldi, eppure la dirigenza sembra soddisfatta.
Ad oggi, il progetto sportivo di Gerry Cardinale si sta rivelando un fallimento. La società sta attraversando una crisi gestionale, che ha snaturato un club che è sempre stato molto più di una semplice impresa sportiva: il Milan era una famiglia, guidata da figure storiche come Paolo Maldini, capace di unire giocatori, tifosi e collaboratori. Oggi, invece, il distacco tra società e ambiente rossonero è evidente.
Le dichiarazioni di Cardinale e la filosofia del "vincere è noioso"
A maggio 2024, al Qatar Economic Forum di Doha, Gerry Cardinale è stato interrogato sui suoi investimenti nello sport europeo. Il proprietario del fondo di private equity RedBird ha sorpreso tutti con una dichiarazione incredibile: ha ammesso di aver scoperto che i tifosi delle squadre di calcio vogliono sempre vincere e ha affermato di non comprendere questa esigenza. "Vincere è noioso" sono state le sue parole.
Se questa filosofia è davvero diventata la mission aziendale del Milan, non sorprende che il club abbia smesso di ottenere risultati. Altro che società risanata e bilanci in attivo: la gestione attuale sembra avere come unico obiettivo quello di trasformare il Milan in un veicolo finanziario, a discapito della stabilità economica e della competitività sportiva. A quanto pare, per i fondi di investimento, soprattutto per i private equity, un club di calcio non deve essere necessariamente una realtà solida e vincente, ma può semplicemente essere un asset da valorizzare finanziariamente, anche accumulando debiti e perdendo soldi. In questo contesto puramente speculativo, vincere diventa superfluo.
Dirigenza inesperta e mercato fallimentare
Uno degli errori più gravi commessi da Cardinale è stato affidare un ruolo centrale a Zlatan Ibrahimovic, una leggenda del Milan ma privo di qualsiasi esperienza e qualifica manageriale. Il club aveva bisogno di dirigenti esperti, non di una figura carismatica senza competenze specifiche. Le dichiarazioni dello stesso Ibrahimovic, come "Ora facciamo la storia" e "Finché ci sono io, il futuro è luminoso", si sono rivelate prive di sostanza. Dopo sei mesi, il Milan è una squadra senza identità, destinata probabilmente a chiudere al quarto posto in campionato, con il rischio di restare fuori dalla prossima Champions League, il che sarebbe un disastro.
Le scelte dirigenziali sono state sbagliate anche sul fronte tecnico. Gli allenatori ingaggiati non sono riusciti a creare un legame con il gruppo e l’asse societario, con il risultato di avere giocatori poco motivati e privi di un’idea di gioco chiara. La dirigenza ha dichiarato di aver scelto Fonseca e Conceição per costruire una squadra dominante, ma i risultati in campo dimostrano esattamente il contrario.
Dal punto di vista del mercato, la rosa è incompleta e in alcune posizioni chiave mancano sostituti adeguati. Alla lunga, i titolari non potranno reggere il ritmo della stagione, portando a un inevitabile calo delle prestazioni. Una serie di errori che rischiano di compromettere anche il futuro del club.
Quali soluzioni per il Milan?
Per salvare la stagione, il Milan avrebbe dovuto ottenere la qualificazione agli ottavi di Champions League, intervenire sul mercato invernale per coprire le lacune della rosa e trovare un allenatore capace di unire il gruppo invece di dividerlo. Avrebbe dovuto puntare seriamente alla Supercoppa e, soprattutto, riprogrammare completamente le scelte per la prossima stagione.
Se il progetto sportivo attuale rimarrà invariato, la soluzione migliore sarebbe che Cardinale e il suo team cedessero il club a qualcuno che non sia solo un manager, ma anche un professionista del settore e un vero tifoso del Milan. Perché è proprio attraverso le competenze, la passione e l’attaccamento alla maglia che si costruisce una società vincente.
Il Milan ha perso la sua anima, ma può ancora ritrovarla. Serve una rifondazione che riporti il club ai valori che lo hanno reso grande: cuore, testa, passione e storia. Solo così il Milan potrà tornare a vincere davvero.
Created by Roberta Rossi
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