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CALCIO: ABUSI E DISCRIMINAZIONI

Calcio
Luis Rubiales, fino al 20 agosto presidente della Federcalcio spagnola, ha attirato l'attenzione mondiale per un gesto controverso: invece di stringere la mano a Jennifer Hermoso, calciatrice della nazionale femminile che aveva appena vinto la Coppa del Mondo, le ha preso il viso tra le mani e l'ha baciata sulle labbra. Questo episodio ha portato alla sua sospensione per novanta giorni, in attesa di un'indagine penale. L'accaduto ha costretto il mondo del calcio a confrontarsi con i propri limiti, imponendo una riflessione sulla necessità di definire con chiarezza i confini tra comportamenti appropriati e inopportuni.
Lo sport è da sempre considerato un ambiente sano, in cui i genitori affidano con fiducia i propri figli agli allenatori, affinché crescano attraverso la pratica sportiva. L'allenatore, spesso mitizzato e visto come una figura paterna, detiene un grande potere, poiché decide chi scende in campo e chi resta in panchina. Tuttavia, negli ultimi anni si sono moltiplicate le denunce di abusi e molestie sessuali nel calcio, specialmente nei confronti di minorenni. Grazie al coraggio delle vittime e alle denunce delle famiglie, molti responsabili sono stati perseguiti legalmente.

Non si vuole generalizzare: il mondo dello sport, e in particolare del calcio, è ricco di persone che, grazie al volontariato e alla formazione, permettono a milioni di bambini e ragazzi di crescere attraverso questa disciplina. Tuttavia, l’ambiente calcistico rimane tra i meno vigilati, e spesso episodi di violenza o abuso vengono taciuti per evitare di danneggiare la reputazione di club e federazioni. Questo fenomeno non riguarda solo l'Italia, ma è una piaga mondiale. Nel nostro Paese sarebbe fondamentale incentivare le famiglie a denunciare, oltre a formare personale specializzato e avviare campagne di sensibilizzazione in collaborazione con le istituzioni. Il silenzio e l’omertà nel calcio italiano riguardo agli abusi e alle molestie sessuali sono ancora diffusi, ma possono essere combattuti con la collaborazione di tutte le parti coinvolte.
Questa problematica riguarda sia il calcio maschile che quello femminile. È sbagliato confrontare i due mondi sulla base di stereotipi e convenzioni socioculturali: il calcio maschile e quello femminile, per come sono concepiti oggi, restano paralleli e distanti. Il calcio riflette le stesse gerarchie salariali ed economiche presenti nella società, dove permangono schemi valoriali legati al corpo e alla sessualità: l’uomo è visto come forte e virile, mentre la donna come delicata e graziosa. In realtà, nulla di più falso, soprattutto in un mondo sempre più fluido e in trasformazione. Il calcio può veicolare un messaggio di uguaglianza di genere e contribuire a ridurre la discriminazione delle donne nel lavoro e nello sport.
Se continuiamo a percepire il calcio femminile come una semplice versione del calcio maschile, non riusciremo mai a valorizzarlo appieno. È un calcio diverso e, proprio per questo, sta crescendo, nonostante i numerosi pregiudizi ancora esistenti. Un aspetto in cui le calciatrici sono più avanti è il tema del coming out: nel calcio femminile l’omosessualità non è un tabù come lo è in quello maschile. Le nuove generazioni di tifosi, sempre più connesse con le calciatrici attraverso i social, stanno contribuendo a ridurre questo stigma.
Nel calcio maschile, invece, l’omosessualità è ancora il grande tabù. Il pallone è uno strumento di costruzione sociale, e c’è un forte legame tra calcio e identità maschile. Il calciatore omosessuale, sebbene ce ne siano molti, viene spesso considerato in contrasto con l’immagine virile richiesta dal ruolo. Per questo, molti giocatori preferiscono nascondere la propria sessualità, temendo il giudizio del pubblico e dello spogliatoio. In Italia, non siamo ancora del tutto pronti ad accettare apertamente l’omosessualità nel calcio maschile, anche se qualche eccezione esiste e i tempi stanno lentamente cambiando.
Il calcio ha il potenziale per essere un veicolo di cambiamento sociale, ma serve un impegno concreto per abbattere barriere e pregiudizi, sia sul tema degli abusi che su quello delle discriminazioni di genere e orientamento sessuale. Solo attraverso una maggiore consapevolezza e azioni concrete sarà possibile rendere questo sport davvero inclusivo e sicuro per tutti.
Created by Roberta Rossi
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